Nell’ultimo articolo, ho spiegato quello che sentiamo quando ci troviamo davanti a una svolta importante nella nostra vita personale o professionale, in momenti chiave della vita, dopo eventi difficili o importanti.
Questo articolo ha sollevato domande del tipo: “Allora, cosa succede dopo? »; « Quali azioni sono possibili per aprire nuovi orizzonti? “.
Infatti, in questi momenti di transizione nella nostra vita, sentiamo che dentro di noi abbiamo bisogno di operare un cambiamento piuttosto radicale che esca dai sentieri battuti, ma non sappiamo cosa fare esattamente per generare un rinnovo. A volte sentiamo un disagio nella nostra routine, ma non sappiamo da dove viene e che cosa può significare per noi. Il nostro modo di percepire ciò che ci sta intorno non è più lo stesso di prima. Abbiamo un bisogno impellente di cambiamento per sentirci più in linea con il nostro modo di essere.
In situazioni di cambiamento, il primo impulso è di trovare una soluzione, seguendo l’equazione problema âžœ soluzione, procedimento, questo, utile nella nostra vita quotidiana e nel mondo professionale, governato dalla ricerca di soluzioni convenienti, efficaci, uniche, veloci. Corrisponde all’architettura stessa della nostra mente. Ha anche un effetto calmante perché con la soluzione non abbiamo più il problema. Ma la mia esperienza di coach (e la mia esperienza personale) mi ha permesso di capire che quando sento un bisogno di cambiamento profondo nella mia vita, l’equazione problema âžœ soluzione non è efficace. Infatti, il desiderio di trovare una rapida soluzione conduce spesso a soluzioni fittizie, che portano con sé pochi cambiamenti veramente benefici e in linea con le nostre nuove aspirazioni profonde. Una soluzione rapida serve a zittire l’ansia, ma, in fondo, il disagio rimane.
Negli anni, ho imparato un insegnamento fondamentale di una semplicità disarmante: quando sentiamo che è necessario operare un cambiamento profondo nella nostra vita, diventa urgente non fare nulla. Infatti, molto spesso, più ci preoccupiamo di trovare una soluzione, meno questa si materializza. E soprattutto, più ci affatichiamo in questa ricerca, più nutriamo la nostra frustrazione di non vedere risultati concludenti. Spendiamo una grande energia in questo circolo vizioso, senza che la soluzione desiderata si avvicini, e addirittura ce ne allontaniamo.
Da qui l’idea di fare qualcosa di completamente contro-intuitivo: l’atteggiamento di non cercare la soluzione, volontariamente. Non è un invito alla passività, al contrario, è un invito a un’attesa attiva. Anzi, è essenziale per preparare il nostro terreno interiore per ospitare la soluzione proficua, che emergerà in noi e anche attorno a noi. Si tratta di una sorta di ritiro per costruire una solida base che permetterà alla nuova soluzione di emergere alla luce della nostra coscienza e nella nostra vita. E ‘come se stessimo preparando un nido interno per accogliere il cambiamento a venire.
In particolare, è auspicabile, pur conducendo una vita apparentemente normale, procedere secondo le tappe seguenti:
- riposarsi per riprendere le energie;
- osservare ciò che accade in noi e gli effetti che gli eventi hanno su di noi, per risvegliare la nostra coscienza e renderci conto delle nostre emozioni in tempi di turbolenza;
- cogliere i segnali provenienti dal mondo esterno e dal nostro ambiente, che ci mostrano la via del cambiamento;
- lasciare emergere la novità in noi;
- e, infine, essere pronti a cogliere il momento giusto per agire.
Si tratta di conciliare due atteggiamenti apparentemente contraddittori: vivere la nostra vita normalmente e, al contempo, creare uno spazio di tempo e attenzione in grado di costruire questo nido interiore per covare un cambiamento profondo.
Quando siamo preparati internamente, il mondo esterno ci invia segnali sorprendenti: offerte di lavoro, l’idea tanto anelata che appare come un lampo durante una lettura, l’incontro con la persona giusta, le strane coincidenze che ci aprono nuove strade. Possiamo cogliere questi segnali solo se dedichiamo una parte del nostro tempo e attenzione a esercitare la nostra “vista”.
So che non è un esercizio facile in questo mondo ad alta velocità. Si tratta semplicemente di sapere quali risultati vogliamo e agire di conseguenza: se desideriamo operare un cambiamento profondo, la costruzione del nido interno è una possibilità utile e addirittura indispensabile; se invece il cambiamento auspicato è superficiale, possiamo tornare alla formula più convenzionale, che è “soluzione âžœ problema.”
In conclusione, secondo le nostre abitudini e rispetto alle esigenze usuali del mondo esterno, il fatto di spendere le nostre energie alla ricerca di una soluzione immediata ci rende indisponibili per preparare il nostro terreno, che invece è un’”inazione” molto efficace per portarci a cambiamenti di vita profondi e benefici nel lungo periodo.

